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Il saluto del Preside Prof. Nando Cianci agli studenti e alle famiglie
31-08-2010 - News Generiche
Nel corso di un incontro tenutosi il 18 giugno scorso il nostro Dirigente Scolastico, che dal 1° settembre 2010 sarà in pensione, ha salutato tutto il personale della scuola. Ora, tramite il nostro sito, rivolge il suo saluto di commiato agli studenti e ai genitori (se qualcuno volesse, a sua volta, inviare un saluto al Preside Cianci può farlo indirizzando a : nando.cianci@libero.it). Ecco di seguito il testo del suo saluto.
Cari/e ragazzi/e, Cari Genitori, dopo circa quarant´anni di servizio nella scuola, di cui gli ultimi ventuno da Preside (e, in essi, ben 19 nelle scuole di Atessa), è venuto per me il momento di andare. E, dunque, di salutarvi. Sono stati anni in cui ho sempre concepito il mio compito come una responsabilità alta, culturale e civile, che la comunità mi assegnava affidandomi i suoi giovani. E in questa ottica ho sempre cercato di guardare ai problemi per trovare le soluzioni. Sono stati anni di impegno intenso, al quale ho sempre affiancato -anche per evitare l´intontimento burocratico che si rischia quando si viene sommersi da una continua alluvione di carte- lo studio, la riflessione, la scrittura. Sono queste attività, mai abbandonate, per quanto ridotte dalla mole dei problemi che il mio incarico comportava, a farmi pensare, oggi, di poter salpare verso altre rotte ed altri orizzonti, a farmi sentire come una persona che va in pensione solo "tecnicamente", ma che in realtà cambia attività: continuerò, se mi saranno concesse salute e serenità, a studiare, a riflettere, a scrivere, a parlare in pubblico, anche occupandomi di scuola. Anche per questo, devo dirvelo in tutta sincerità, non mi mancherà il mio ufficio, non mi mancheranno le tante cose da fare all´inizio dell´anno scolastico, non mi mancherà il lavoro che ho svolto negli ultimi ventuno anni. Mi mancheranno, invece, le persone (alunni, docenti, personale ATA, genitori), perché quel che porterò sempre con me saranno le relazioni umane che abbiamo insieme costruito, la stima, il rispetto, l´affetto.
E´ tempo, dunque, di andare. E, incamminandomi verso altri orizzonti, voglio dirvi che lascio il servizio con la tranquilla coscienza di aver sempre cercato di dare, nei circa 18 anni in cui ho insegnato, il meglio di me ai miei alunni e, poi, nei 21 anni successivi, di aver esercitato il mio ruolo di Preside con la consapevolezza di una funzione alta assegnatami dalla comunità, con passione civile, con rigore etico. Non ho mai usato il mio pur piccolo potere per conseguire un benché minimo vantaggio personale, ho sempre chiesto a me stesso molto di più di quel che chiedevo agli altri, ho sempre rispettato, nel profondo e nella sostanza, le persone con cui ho lavorato, gli studenti, le famiglie. Credo di lasciare -grazie anche al lavoro di tanti eccellenti compagni di viaggio, tra cui un Collegio docenti e un Consiglio di Istituto con i quali ho avuto una splendida sintonia- un Istituto in buona salute, che ha arricchito i suoi indirizzi, che ha rinsaldato il legame con i cittadini, che viene riconosciuto dalla comunità come un luogo dove le regole contano, dove i ragazzi si formano in un clima familiare ma all´occorrenza anche severo, dove i giovani vengono educati alla civile convivenza. Ho tenuto sempre fuori la scuola da beghe e strumentalizzazioni, ho difeso la dignità e l´autonomia della scuola sempre e in tutte le occasioni. Ho sempre lavorato per garantire a tutti la certezza del diritto e il riparo da complicazioni legali. Credo di lasciare un Istituto nel quale, pur con le inevitabili piccole tensioni e difficoltà, si lavora bene e in armonia. Un Istituto che quelli che resteranno e quelli che arriveranno sapranno certamente rendere ancora migliore e di qualità sempre più elevata. Certo, avrei potuto fare di più (tutti possono fare di più) e ho certamente commesso qualche errore. Che ho, però, sempre vissuto come occasione per capire e per migliorare me stesso.
Lascio, dunque, con serena coscienza. Lascio nella convinzione che la scuola serva a far vivere meglio le persone e le comunità, non a produrre di più; lascio nella convinzione di aver affrontato, in 21 anni di Presidenza, i mille e mille problemi senza mai smarrire la mia stella polare, che è stata sempre questa: i ragazzi e il loro bene, anche quando per me il loro bene significava dire dei no ed affrontare qualche scontro utile alla loro crescita. Lascio con il sogno di una scuola dove i ragazzi sentano la cultura e la conoscenza come fonte di arricchimento e di benessere ed imparino che lo star bene con se stessi e lo star bene nella comunità sono la stessa cosa e l´uno non può esistere senza l´altro. E´ un sogno che ispirerà il contenuto del mio sito internet www.scuolaslow.it , che vi invito a visitare, dal quale continuerò a parlare della mia idea di scuola e sul quale, se lo vorrete, potremo continuare a confrontarci.
Cari/e ragazzi/e e cari genitori, i tempi sono duri, la nostra è una società che, nei fatti, è crudele con i giovani ai quali, come scrive Daniel Pennac, rischia di imporre un "divieto di futuro". Ma anche in una società nella quale pullulano fenomeni di disgregazione e, a volte, di disperazione, dove avanza la cultura dello sballo, del disimpegno, dell´egoismo spicciolo, della volgarità esibita come fattore di successo; anche in una società che presenta mille contraddizioni difficili da vivere e da affrontare rimane sempre una speranza di rinascita. Questa speranza è la scuola, nella quale vi sono ancora tante donne e tanti uomini che a volte si sentono essi stessi disperati e impotenti di fronte ai grandi problemi del nostro tempo, ma che continuano giorno per giorno a tentare di strappare, con le unghie e con i denti, la speranza di aiutare i giovani a costruire un mondo più accogliente, più colto, più civile, più giusto. Con gli uomini e con le donne che voi riconoscerete come impegnati nella scuola in questa dura opera, io vi chiedo di collaborare; siate loro vicini. Così come io sarò sempre vicino a loro, come e quando sarà possibile -con gli scritti e con la parola- e comunque sempre con il cuore, perché sono quegli uomini e quelle donne che, pur tra le mille angosce che il loro lavoro presenta, tengono accesa la fiammella della speranza di un domani migliore per i nostri giovani. Ma le donne e gli uomini che lavorano nella scuola nulla potranno senza una vostra costante e consapevole opera di educazione e di autoeducazione. Voi e loro, insieme, potete fare tanto per la vostra comunità, per voi stessi, per il nostro Paese. Siate generosi: fatelo dando il meglio di voi stessi. Vi abbraccio tutti.